|
Quando e per le piu' svariate ragioni, si entra in contatto
con la danza egiziana e' praticamente impossibile non aver mai
sentito nominare o letto qualche cosa che riguardi la danza e
le danzatrici Ghawazee. Molte sono le ipotesi e le teorie formulate
sulle origini di queste straordinarie figure che a detta di molti
hanno rappresentato e trasmesso la più alta espressione
delle danze tradizionali Egiziane, ma nonostante si sia scritto
molto, si è potuto dire ben poco in quanto, come ancora
molti misteri che avvolgono la grande terra dei Faraoni non sono
stati svelati e forse non lo saranno mai, anche in questo caso,
vale a dire sulle origini delle Ghawazee, si e' ben lontani dallo
scoprirne la reale provenienza.
|
Le Ghawazee |
|
di Giuseppe Cannatà
detto "Pino"
© AsrarDanza 2009 |
|
Nota: Il presente articolo già apparso
sul sito "Raqs Sharqi by Asrar"(2002-2009) redatto
dallo stesso autore é stato ampliato e modificato rispetto
al precedente in data 21 giugno 2009. |
|
|
|
An Evening's Entertainment- Clément,
Félix Auguste -metà XIX secolo - (1826-1888) -
(Immagine 1) |
|
|
|
Volendosi documentare su tali presenze le fonti più
attendibili oltre che sfortunatamente uniche, sono i testi classici
pubblicati tra il XVIII e XIX secolo e redatti solamente da autori
europei. Altra fonte interessante oltre quella bibliografica
peraltro limitatissima ed a volte contraddittoria è la
presenza iconografica dei dipinti, a soggetto orientalista, nelle
foto e le cartoline d'epoca . Dati questi totalmente insufficienti
per documentare una complessa tradizione culturale ma utilissimi
in quanto unica testimonianza della loro reale presenza sia sociale
che storica.
Prima di dare indicazioni sulla ipotetica e poco documentabile
area di provenienza di queste popolazioni identificate anche
per analogia con gli "zingari", (Nomadi di provenienza
asiatica), credo sia più opportuno partire da quanto invece
sia stato sino ad oggi realmente documentato.... |
|
|
Dancing Girl - Eduard W. Lane.
"An Account of The Manners and Customs of The Modern
Egyptians." (Immagine 2) |
|
La bibliografia di riferimento, si basa prevalentemente sulle
opere redatte dai "visitatori" occidentali che
nel XVIII e XIX secolo esplorarono, avidi di sapere, un mondo
straordinario ed a loro quasi del tutto sconosciuto. L'opera
che a mio avviso costituisce la pietra miliare sulle "riscoperte"
per uno studio delle tradizioni culturali dell'Egitto e' sicuramente
quella dell'inglese Eduard W. Lane. "An Account of The Manners and Customs of
The Modern Egyptians."...
Nota:
seguendo il link relativo al libro di "Eduard W. Lane"
si accede al libro stesso digitalizzato da Google e liberamente
scaricabile in formato pdf.
In questa opera, un vero spaccato di vita sociale sono riportate
utilissime informazioni sulla vita quotidiana in Egitto ai primi
dell'ottocento. Relativamente alla specifica trattazione, sulle
danzatrici Ghawazee, esistono però diverse interpretazioni
che, messe in relazione con altri testi dello stesso periodo,
creano non poca confusione. Il punto in questione è rappresentato
dalla confusione che nasce dalle due contemporanee ma ben distinte
figure professionali quali le Almeh e le Ghawazee.
Le prime, a differenza delle Ghawazee, come appartenenti ad una più
elevata classe sociale non erano solite esibirsi in rappresentazioni
pubbliche e di strada. Cosa questa invece frequente nelle narrazioni
e gli incontri spesso riportati nelle bibliografie classiche
di riferimento. |
|
|
La descrizione che segue è tratta dal libro "Il
serpente e la sfinge" di W. Buonaventura e fu
scritta nell'agosto del 1762 da Carsten Niebuhr (Travels Through
Arabia, Edimburgo, 1790) che prese parte ad una spedizione danese
nello Yemen. Mentre la spedizione si trovava al Cairo, essi decisero
di pagare alcune danzatrici perchè li intrattenessero.
In quel periodo dell'anno, quando il Nilo era in secca, era facile
vedere gruppi di suonatori e danzatrici che si esibivano lungo
le rive, in prossimità dei luoghi in cui gli europei esercitavano
i loro traffici commerciali. I componenti della spedizione danese
erano tutti scapoli e per questo motivo alle donne era proibito
intrattenerli privatamente. Perciò lo spettacolo ebbe
luogo all'aperto.
"All'inizio non apprezzammo gran che quel tipo di
spettacolo perchè le musiche erano piuttosto scadenti
e le donne volgari, secondo il nostro modo di pensare. Si mettevano
in mostra davanti a noi in tutti i modi possibili e noi le trovavamo
orribili, con le loro mani dipinte di giallo e le unghie rosso
sangue. Le collane nere o blu, le grosse e pesanti cavigliere,
gli anelli alle orecchie e al naso, l'abbondante uso di grasso
per i capelli non erano assolutamente di nostro gradimento. Tuttavia,
a poco a poco cambiammo idea e le trovammo meravigliose, al punto
che apprezzammo il loro spettacolo, tanto quanto avremmo apprezzato
le migliori cantanti e ballerine europee." Tratto dal libro
-Il serpente e la sfinge- di W. Bonaventura - pag. 61
Senza voler approfondire troppo l'argomento, vista la complessità,
le contraddittorie e poco certe fonti di provenienza credo sia
più logico accennare solo per grandi linee alle ipotesi
formulate in merito alla presenza delle Ghawazee, come di altre
popolazioni nomadi sia nel bacino del Mediterraneo che in Europa.
Alcune teorie formulano l'ipotesi di una grande migrazione costituita
da un possibile unico ceppo etnico ma linguisticamente diverso
che abbandonando le regioni dell'Asia centrale mosse su direttrici
diverse. Uno in direzione della penisola Arabica, con la successiva
penetrazione nel territorio Nord Africano e forse attraverso
questo proseguì l'accesso in Europa attraverso la Spagna.(Il
nome inglese "Gipsy" e quello Spagnolo "Gitano",
hanno infatti per lungo tempo fatto pensare alla possibile provenienza
degli "zingari" dal territorio Egiziano - cosa anche
questa ancora da dimostrare)
Un altro flusso, spostandosi invece verso le coste dell'Anatolia,
risalì i Balcani per raggiungere il cuore dell'Europa
Centrale. In questo caso la presenza di Zingari detti "Cingene"
in territorio Turco è databile intorno al XII secolo e
le successive migrazioni verso l' Europa centrale vengono indicate
intorno al 1300. A differenza di altre popolazioni zingare quali
i cingene dei quali esistono ben documentate tracce della loro
presenza durante la originaria espansione dell'Impero Ottomano,
in quanto oltre che ad essere presentii nella vita sociale, facevano
anche parte delle regolari truppe militari impegnate contro gli
eserciti Cristiani, delle citate Ghawazee si hanno invece notizie
molto più tarde e documentate solo a partire dalla fine
del XVII secolo. |
|
Dal periodo della spedizione Napoleonica (1798) in poi, la presenza
delle "Ghawazee" diviene sempre più ricorrente
ed a loro si attribuisce la più viva tradizione popolare
Egiziana nel settore della Danza. Contemporaneamente all'arrivo
delle truppe Napoleoniche al Cairo, l'altra categoria di Danzatrici-musiciste,
le Almee, abbandonò i luoghi di origine per non esibirsi
alla presenza di un pubblico invasore e principalmente maschile.
Questa condizione invece non turbò affatto le Ghawazee
che contrariamente alle prime, per tradizione artiste di strada,
familiarizzarono assai rapidamente con le truppe Francesi. Lo
stretto contatto con le truppe militari fu anche segnato da terribili
episodi che portarono al conseguente allontanamento delle troppo
"disponibili" danzatrici dalla città del Cairo.-
Quattrocento Ghawazee furono "giustiziate" (decapitate
e gettate nel Nilo) allo scopo di dare un esempio al fine di
sedare i ripetuti incidenti che si verificavano tra le truppe.
Questo atto di terribile "barbarie" legittimato dai
generali francesi portò gradualmente tali personaggi,
ritenuti scomodi ed indecorosi, agli occhi dell'invasore occidentale,
verso l'allontanamento dai grandi centri. La "sorte"
delle Ghawazee, ed il loro definitivo allontanamento dalla vita
e le rappresentazioni nei grandi centri urbani quali Il Cairo,
venne segnata dall'allora reggente Muhammed Ali, che nel
1834 ne ordinò l'allontanamento immediato verso le campagne
e le città del sud, infliggendo pene severissime a chiunque
contravvenisse al divieto imposto.- Tratto dal libro "Il
serpente e la sfinge" di W. Buonaventura. |
|
|
Picture of a print from David
Roberts' Egypt & Nubia, issued between 1845 and 1849 - David
Roberts (17961864) - (Immagine 3) |
|
|
|
Lo stesso reggente con l'editto del giugno 1834 vietava quindi
sia la danza pubblica che la prostituzione con pene assai severe.
La prima volta sarebbero state inflitte 50 frustate a chi avesse
infranto tale legge e successivamente se giudicate colpevoli
condannate a diversi anni di lavori forzati. Ma con l'adozione
di un semplice stratagemma le Ghawazze rimasero nella "legalità".
Sposavano di volta in volta un uomo diverso chiedendone dopo
uno o più giorni il divorzio.... Tratto dal libro "An
Account of The Manners and Customs of The Modern Egyptians."
di Eduard W. Lane pagina 377, capitolo XIX , nota 1. |
|
Di questa particolare condizione, creatasi assai fortunosamente,
a trarne gran vantaggio furono i "Kocek" (danzatori
uomini, che in abiti femminili interpretavano danze e ruoli destinati
alle donne), banditi anche loro nello stesso periodo per motivi
di ordine pubblico dalla vicina Turchia dal Sultano Mahmut II.
Quando, gli esuli "Kocek" giunsero in Egitto si
integrarono con un altra schiera di danzatori "simili"
e già presenti in Egitto, conosciuti con il nome di "Khawals".
Individui maschili che vestendo in abiti femminili imitavano
danze e atteggiamenti delle donne Ghawazee. Per risolvere il
"problema della peluria sul volto" i Khawals, usavano
portare il velo all'uso femminile, cosa questa che non trova
riscontro come già detto nelle donne Ghawazee, celando
così l'inestetismo altrimenti evidente La presenza dei
Khawals egiziani è stata documentata dallo scrittore E.
W. Lane nel suo già citato testo. Questi nuovi "particolari"
soggetti, i Kocek, furono rapidamente accettati, in quanto
assai raffinati nel vestire, dai modi gentili e padroni nell'arte
della danza, si integrarono ed a volte sostituirono le danzatrici
Ghawazee allontanate dalle aree metropolitane. Non è poi
affatto raro che in questo stesso periodo alcuni dei numerosi
visitatori occidentali abbiano assistito a spettacoli di danza
eseguiti da uomini credendoli delle "autentiche" danzatrici
egiziane. Una analoga circostanza è anche descritta nel
libro pubblicato nel 1930, "The Woman of Cairo" Scenes of life
in the Orient- volume one", dallo scrittore Gerard
de Nerval che fu incredulo e stupefatto spettatore di uno
spettacolo simile. Gerard Labrunie (il nome de
Nerval era uno pseudonimo, narra nel capitolo intitolato
"Khowals" parte seconda capitolo III, pag. 63 l'incontro
con queste abili danzatrici che in reltà erano uomini.
Nota:
seguendo il link relativo al libro di "de Nerval"
si accede al libro stesso digitalizzato da Google e liberamente
scaricabile in formato pdf. |
|
|
|
La condizione sociale delle Ghawazee, risulta dalle informazioni
in nostro possesso, simile a quella di tutte le popolazioni "nomadi",
una vita prevalentemente relegata ai bordi delle società
così dette più evolute. Anche in questo caso vale
a dire nell'Egitto del XVIII secolo valeva la stessa regola e
le Ghawazee appartenenti alla schiera delle tribù nomadi,
viveva al di fuori dei grandi centri urbani in accampamenti provvisori.
Distinguendosi dall'atra più "rispettabile"
categoria, quella delle Almee, le rappresentazioni delle Ghawazee,
spontanee manifestazioni.di strada, si avvalevano spesso,della
collaborazione dei componenti maschili della tribù per
l'accompagnamento musicale. La discutibile "cattiva "
reputazione di cui godevano tali danzatrici, malviste sia dai
ceti sociali più elevati che dagli esponenti religiosi,
impediva loro l'accesso ai riservati Harem ed era ritenuto sconveniente,
ospitare una "zingara" nella propria abitazione. Anche
se in molte celebrazioni, quali matrimoni, circoncisioni ecc,
veniva loro concesso di esibirsi ma quasi sempre in luoghi all'aperto.
La reputazione delle Ghawazee non è di molto dissimile
da quella che accomuna le Ouled Nail al pari di Danzatrici-prostitute. |
|
La presenza iconografica di cui siamo in possesso,
permette come già accennato, di porre l'attenzione anche
su quelle che sono le caratteristiche sia del vestiario che della
danza. In merito all'abbigliamento, anche in questo caso minuziosamente
descritto da Lane e molti altri coevi autori e riccamente illustrato
da grandi artisti quali Prisse e David Roberts nelle sue dettagliatissime
litografie , risulta evidente la stretta somiglianza con l'abbigliamento
dello stesso periodo in uso presso le Cingene Ottomane rappresentate
nelle splendide miniature dell'artista Levni.
Il vestiario, prevedeva nelle sue diverse combinazioni
l'uso variabile sia di un lungo che un corto abito. Quello lungo,detto
"Yelek", che generalmente stretto in vita e dall'ampia
scollatura era indossato lasciato aperto dalla vita sino ai piedi.Il
più corto, più simile ad un coprpetto era lungo
sino al giro vita e sempre dalla profonda scollatura era aderente
in vita. In quest'ultimo caso una gonna (Tob) veniva indossata
in mancanza dell'abito lungo.Una aderente "camicetta"
dalle ampie lunghe maniche era generalmente indossata sotto i
due precedenti indumenti. Comune alle possibili varianti era
sempre l'uso dell'ampio ed a volte decorato pantalone "shintyan"
(harem pants). Immancabile naturalmente l'uso della fascia annodata
sui fianchi, ricordo forse ancestrale degli antichi costumi rituali,
emblema simbolico della dea Ishtar, le ricche decorazioni tra
i capelli e la ricorrente mancaza di veli sul volto.
Monili, bracciali, cavigliere e orecchini completavano
insieme alle immancabili decorazioni con l'henna e l'antico e
sapiente uso del khol, usato sia per il trucco che per la stessa
protezione degli occhi, l'abbigliamento delle originarie danzatrici
Ghawazee del Diciannovesimo secolo. |
|
|
Ghawazi - di E.Prisse del 1848
- immagine tratta dall'articolo: Beauty and the Beat -
(Immagine 5) |
|
|
|
Nota: Il presente articolo già apparso
sul sito "Raqs Sharqi by Asrar"(2002-2009) redatto
dallo stesso autore é stato ampliato e modificato rispetto
al precedente in data 21 giugno 2009 - |
|