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La nascita dell'Impero Ottomano ha le sue origini nell'Emirato Ottomano che, giunto dai paersi dell'Est sotto le pressioni dei Mongoli, si stabilì nell'Anatolia centrosettentrionale a ridosso dei territori di dominazione Bizantina. Con Osman I (1299-1326) fondatore della dinastia degli Osmanli o Ottomani, si ha l'inizio di quello che sarà la lunga dominazione Ottomana, terminata solo nel recente passato con il trattato di Losanna (1923) data questa che segna la nascita dell'attuale Repubblica Turca.

Çengi: le danzatrici dell'era Ottomana
  di Giuseppe Cannatà detto "Pino" © AsrarDanza 2009
 Nota: Il presente articolo già apparso sul sito "Raqs Sharqi by Asrar"(2002-2009) redatto dallo stesso autore é stato ampliato e modificato rispetto al precedente in data 21 giugno 2009

Young Ottoman lady. Ottoman miniature painting, kept at the Topkapi Sarayi Müzesi, Istanbul - Levni 1st half of 18th century - (Immagine 1)
Nel periodo di maggiore splendore di questa grande dominazione databile tra il 1453 anno della conquista di Costantinopoli ed il 1566 periodo di reggenza di Solimano il Magnifico la produzione artistica si eleva al massimo apogeo. Stoffe, velluti, i preziosi oggetti d'arte d'uso comune le armi ed i gioielli simboleggiano la vitalità e la grandezza di un così grande Impero. Decisamente superbe ed uniche l'architettura , la pittura e l'arte straordinaria delle miniature alle quali dobbiamo la fedele rappresentazione della vita del tempo.
Ottoman "Köcek", - (Immagine 2)

Proprio da queste Miniature, piccoli stupefacenti capolavori d'arte e precisamente da quella di Levni artista contemporaneo di Ahmet III (sultano dal 1703 al 1730) raffigurante una "Rakkase" che in maniera molto sintetica hanno inizio queste brevi note su quelle che sono indicate come le danzatrici dell'era Ottomana.

Come naturale espressione d'arte, la danza costituiva parte integrante dell'intrattenimento e della vita sociale sia presso la corte Ottomana sia nelle manifestazioni popolari. Originariamente legata alle rappresentazioni musicali era eseguita sia al maschile che al femminile. La categoria delle Rakkase, vale a dire delle danzatrici termine questo derivato dalla parola Raks (danza), era di appannaggio quasi esclusivo delle non appartenenti alla religione Musulmana in quanto ruolo ritenuto disdicevole non era permesso da tale religione. In questo contesto come già ampiamente illustrato nella sezione sulla Danza al maschile, nelle rappresentazioni pubbliche oltre alle donne a cui era consentito esibirsi emulavano le danze femminili dei danzatori (Rakkas) individuati come Kocek e Tavsan Oglan.

giovani Koceks erano soliti indossare abiti femminili, avevano lunghi e ricci capelli, che non venivano coperti ne da cappelli ne legati con fasce.
I Tavsan oglan al contrario dei precedenti erano soliti portare dei piccoli copricapo e indossare degli attillati pantaloni. Il maggior numero di questi interpreti di religione non Musulmana era proveniente o risiedeva nelle Isole del Mar Egeo e nelle regioni della Marmara. giovani Koceks erano soliti indossare abiti femminili, avevano lunghi e ricci capelli, che non venivano coperti ne da cappelli ne legati con fasce.
I Tavsan oglan al contrario dei precedenti erano soliti portare dei piccoli copricapo e indossare degli attillati pantaloni. Il maggior numero di questi interpreti di religione non Musulmana era proveniente o risiedeva nelle Isole del Mar Egeo e nelle regioni della Marmara.

Come gia accennato, il ruolo di danzatrice rigorosamente interdetto alle appartenenti alla religione in uso era rivestito da danzatrici provenienti dalle più diverse etnie ed origini geografiche. In questo panorama artistico le danzatrici Çengi rappresentano forse le interpreti più significative della tradizionale danza folcloristica e anche in questo caso, come per le danzatrici Ghawazee dell'Egitto, dalle misteriose e forse simili origini di provenienza.

La parola Çengi secondo l'interpretazione del Francese De Loir, che si trattenne nella città di Istanbul dal 1639 al 1640, trova la sua radice in uno strumento musicale, una piccola arpa chiamata "Çeng" che le zingare "Cingene" erano solite usare nelle loro esecuzioni sia musicali che di danza. L'assonanza fonetica dei due termini trasformata quindi in Çengi fu così usata per individuare queste interpreti.

"Danzatrice Çengi che si esibisce in un Harem" immagine tratta dal libro "Il serpente e la Sfinge" di Wendy Bonaventura - (Immagine 3)

Gli "Zingari" chiamati sotto la dominazione Ottomana con il nome di Cingene si ipotizza provengano dall'India e attraverso la Mesopotamia prima e la Turchia successivamente (XII secolo) giunsero in tutta Europa intorno al 1300. Tale etnia, presente nella società Ottomana risultava perfettamente integrata con le differienti popolazioni e religioni che costituivano il gande Impero.


I Cingene presenti anche nelle regolari truppe militari Ottomane vengono spesso associati alla categorie degli artisti nomadi che nel XVI secolo costituivano parte di una larga schiera di "itineranti" che per la strada, alle feste e nelle taverne si esibivano sia nel canto che nella danza. Questa usanza, prima eseguita sia da uomini che da donne lascia progressivamente il posto alle sole interpreti femminili che non appartenenti alla religione Musulmana avevano la possibilità di esibirsi sia in spettacoli per le sole donne che di fronte ad uomini.

Le Çengi infatti erano solite esibirsi sia nella danza che nel canto anche presso l'Harem dove solo le donne erano le uniche ad essere ammesse. Avendo accennato all'Harem credo sia importante fare una piccola precisazione riguardo all' immagine che noi occidentali abbiamo sull'argomento. Le fantastiche interpretrazioni frutto molto spesso di un immaginario personale che pittori e scrittori dello scorso secolo hanno indicato con visioni paradisiache e "lussuriose" descrivendo scene di vita nell'Harem, in molti casi, non corrispondono alla precisa realtà sia storica che sociale.

Le schiave dell'harem, odalische per i Turchi e giarya per gli Arabi erano molto spesso o frutto di rapimenti quali bottino di guerra o acquisti effettuati al mercato degli schiavi. La "sopravvivenza" e la possibilità di essere quindi notate ed agevolate in una vita di quasi "prigionia" stava nell'apprendere ed eccellere sulle altre componenti dell'harem nelle abilità artistiche quali canto musica e danza. Il termine Odalisca che indica appunto una schiava da Harem, deriva da "oda" che significa "stanza" e letteralmente da quanto scritto da Fatema Mernissi nel libro "L'Harem e l'Occidente", ...spiega Alev Lytle Croutier, un autrice turca nata in una casa che era l'harem di un pascià, "odalisca significa la donna della stanza e designa un generico status di serva. Serva è il significato più comune di odalisca, secondo lei, ed è anche l'esatto significato di giariya, la parola araba usata per le schiave dell'harem. Ma se entrambe, odalisca in turco e giariya in arabo si riferiscono a una schiava, bisogna notare una importante differenza linguistica. Mentre odalisca si riferisce a uno spazio (oda,stanza) giariya si riferisce ad ina attività. Giariya significa serva (khadima)... Viene da giarì, correre. Giariya è una persona al servizio di qualcuno. E' attenta ai desideri del padrone e corre per esaudirglieli." (capitolo 3 - pag.33)

Riprendendo l'originaria trattazione, la caratteristica delle danzatrici oltre quella di indossare ricchi ricamati costumi era quella di danzare accompagnate sia dal suono ritmico di piccole nacchere di legno (castagnette) conosciute con il nome di çarpara che tenevano tra le mani, sia con l'ausilio di piccoli piattini di porcellana posti sulle estremità delle dita (polpastrelli) chiamati kâsebaz o 'dish jugglers'.

 Riguardo l'abbigliamento erroneamente indicato come "costume" va precisato che non si deve intendere come un vero abito finalizzato alla rappresentazione ma dell'usuale vestiario. Per apprezzare le caratteristiche e le componenti di tale abbigliamento ci si deve, come già detto, riferire alle miniature dell'epoca che costituiscono la sola valida testimonianza di un così prezioso passato. Utilissimo in questo contesto è anche un prezioso manoscritto della seconda metà del XVII secolo sui costumi dell'epoca conservato in Italia dal titolo: Costumi orientali Manoscritto cartaceo della seconda metà del sec. XVII
Il manoscritto, di fattura turca per committenti occidentali (la successione delle pagine, infatti, va da sinistra a destra, secondo il nostro uso) comprende una sfilata, in ordine gerarchico e temporale, di vari personaggi (sultani, sultane e donne dell'harem, dignitari, guerrieri, suonatrici e danzatrici, rappresentanti dei più diversi mestieri, mercanti, giocolieri, suppliziati, ecc.), in eleganti rappresentazioni dai colori vivacissimi, e dev'essere stato compilato poco dopo il 1660, perché l'ultimo sultano raffiguratovi, Mehmet IV, che assunse il potere a sette anni per tenerlo dal 1648 al 1687, vi appare come un adolescente. Il codice, di provenienza Venturoli, è il più completo fra i pochissimi esemplari rimasti di questo genere e conservati nelle biblioteche di Venezia, Parigi e Istambul. Tratto dal sito: www2.comune.bologna.it/bologna/archigin/gallerie/vetrina2.htm

Solo per annoverare alcuni tra i tantissimi autori di opere simili, vale la pena di ricordare oltre a CesareVecellio, autore nel 1589 "Degli habiti antichi et moderni di diverse parti del mondo", l'opera di Braun & Schneider THE HISTORY OF COSTUME una grandiosa raccolta di costumi storici dalla civiltà Egizia sino agli abiti di uso corrente nell'Europa sul finire del XIX secolo.

Tornando brevemente ed in conclusione sulle componenti dell'abbigliamento, questo, era generalmente costituito da una ampia veste stretta in vita ed a manica larga, talvolta aperta davanti mettendo in evidenza sia le maniche di un aderente corpetto sia il largo pantalone indossato anche come biancheria intima. In alternativa lo stesso pantalone sempre molto ampio, stretto in vita da una fascia ed alle caviglie da lacci, era indossato con una corta camicetta aderente dal profondo scollo a V (corpetto) corredata o meno di ampie maniche. Il capo, coperto da veli o piccoli "cappellini " non veniva mai coperto da turbanti in quanto questi di rigoroso appannaggio maschile. Per molti aspetti l'abbigliamento, anche se molto più ricco ed elaborato con ricami ed ornamenti, risulta molto simile a quello in uso presso le Ghawazee d'Egitto, traccia o forse matrice della molto simile e lontana origine di provenienza.

 

 "Turkish Dancer"- "The History of Costume" di Braun & Schneider- (Immagine 4)

Nota: Il presente articolo già apparso sul sito "Raqs Sharqi by Asrar"(2002-2009) redatto dallo stesso autore é stato ampliato e modificato rispetto al precedente in data 21 giugno 2009.

 RIFERIMENTI, BLIOGRAFIA E RISORSE WEB

 - Wendy Buonaventura,”Il serpente e la sfinge”, Lyra libri, Como,1986
- Fatema Mernissi, "L'Harem e l'Occidente", Gruppo Editoriale Giunti, Firenze,2000
- Ottomano, Impero- VIII volume - Enciclopedia Europea Garzanti, Prima Edizione 1980
- TURKEY AND THE OTTOMAN EMPIRE - http://www.bdancer.com/history/BDhist2c.html
Alla data delle ripubblicazione e l'aggiornamento del presente articolo le leguenti fonti non risultano più rintracciabili nel web. Si riportano comunque per corretteza di informazione le citate fonti:
- Court Dance in the Ottoman Empire articolo del Professor Dr Metin e /Skylife - http://www.turkishculture.org/dance/court_dance.html
- Gypsies: from India/ from the Indus to the Mediterranean di Donald Kenrick - vol.1 no.1 gennaio 2000-http://www.domresearchcentrer.com/journal/11/kenrick11.html
- THE ROMANY (GYPSY) CONTRIBUTION TO ORIENTAL DANCE IN TURKEY AHISTORICAL PERSPECTIVE di Elizabeth Artemis Mourat - http://www.folktours.net/turkisharabicdance.html
 Nota su fonti fotografiche e video:
- Le immagin (1) - (2) sono tratte dal sito wikimedia.org e catalogata di Pubblico Dominio in quanto i diritti di autore sono scaduti "This image (or other media file) is in the public domain because its copyright has expired. This applies to the United States, Australia, the European Union and those countries with a copyright term of life of the author plus 70 years."
- L' immagine - (3) - "Danzatrice Çengi che si esibisce in un Harem" immagine tratta dal libro "Il serpente e la Sfinge" di Wendy Buonaventura - Lyra libri, Como,1986
- L' immagine - (4) - "Turkish Dancer" dettaglio della tavola n. Plate #67a - Seventeenth and Early Eighteenth Centuries - Turks - dal libro "The History of Costume" di Braun & Schneider- http://www.siue.edu/
 Non me ne voglia chi per distrazione o dimenticanza da parte mia, non sia stato inserito come utile fonte di riferimento.

torna alla Homepage   aggiornamento 26 giugno 2009