"Ignari del reale significato,sia culturale
che storico-religioso, i primi osservatori occidentali che visitarono
l'Oriente attribuirono il termine di "Danza del Ventre"
alle danze popolari in uso, che avevano come principale caratteristica
i movimenti del bacino e soprattutto del ventre. Il nome arabo
che identifica tale danza è "Raqs Sharqi" ovvero
"Danza Orientale"
La Danza Orientale
"Brevi note sualla Raqs Sharqi
e la Danza Egiziana"
di Giuseppe Cannatà
detto "Pino"
© AsrarDanza 2009
Nota: Il presente articolo già apparso
sul sito "Raqs Sharqi by Asrar"(2002-2009) redatto
dallo stesso autore é stato ampliato e corretto rispetto
al precedente in data 21 giugno 2009.
La danza, vero e proprio linguaggio
comunicativo, sin dalla preistoria è stata fonte di ispirazione
e ringraziamento in tutti gli eventi dell'esistenza umana. Tale
pratica, sia essa destinata al ringraziamento, alla preghiera,
come rito propiziatorio, di natura guerresca o destinata al solo
scopo dell'intrattenimento collettivo, costituisce un bagaglio
storico-culturale ricco di tradizioni ed è in uso in tutte
le culture dei popoli sia Orientali che Occidentali.
The Dance of the Almeh
di Jean-Leon Gerome-(18241904) - (Immagine 1)
Tomb of the Dancers, wall
painting. 17th Dynasty, Thebes - (Immagine 2)
Un ruolo di grandissima importanza nella storia della danza
è da attribuire alla cultura Egizia che oltre ad aver
introdotto la misura del ritmo ci ha trasmesso una ben precisa
documentazione sulla sua importanza ed il ruolo sociale.
La presenza di danzatori e danzatrici, nelle cerimonie e nella
vita sociale dell'antico Egitto, risulta ormai ampiamente documentata,
grazie al rinvenimento di numerose iscrizioni (geroglifici) ed
alle rappresentazione di alcune figurazioni presenti sulle ceramiche
preistoriche.Queste figurazioni, risalenti al periodo pre-dinastico
Nagada I (3800-3500 a.C.) insieme alle statuette antropomorfe
delle "danzatrici" (Cultura di Nagada II) sono tra le testimonianze
più antiche che lasciano supporre l'esistenza di danze
praticate a sfondo magico-rituale. Nei "Testi delle Piramidi",
una raccolta di testi religioso-funerari dell' Egitto Antico,
incisi sulle pareti delle stanze sotterranee di alcune piramidi
a Saqqara (V-VI Dinastia), si accenna alla danza come una tra
le forme di omaggio a Dei e morti Divinizzati Nel libro
"Storia Universale della Danza" edito da Mondadori,
Giovanni Calendoli, parla di un bassorilievo, presente nel tempio
di Adriano che riporta lo svolgimento di una frenetica danza
da parte di uomini e donne, all'interno di un santuario Egizio.
Nelle funzioni religiose che si svolgevano all'interno di santuari
e templi, danzatori e danzatrici erano spesso presenti e si integravano
nelle pratiche del culto con i sacerdoticantori e nel Nuovo
Regno (XVIII Dinastia) con le donne-musiciste.
L'origine della danza orientale diffusa e praticata quasi
ovunque, tra il Nord Africa e parte del Medio Oriente, non ha
una precisa connotazione geografica od un definito luogo di origine.
E discutibili sono anche le attribuzioni di una sicura matrice
storica o culturale rispetto ad un altra. La certezza, in una
pratica millenaria così ampiamente diffusa risulta azzardata
e assai improbabile. L'impropria attribuzione del termine "Danse
du Ventre" generalizzato a tutte queste Danze ha accorpato
realtà culturali differenti sotto una unica dicitura .
Esistono sicuramente degli stretti legami ma ad una più
attenta analisi risultano caratteri stilistici esecutivi diversi
che caratterizzano le danze in base ad una specifica area geografica
di apparteneza. Differenti per escecuzione (gestualita, esecuzione,
ritmica, movenze) risulteranno quindi tali interpretazioni se
eseguite in Algeria,Egitto o Turchia .
Ovunque sia, l'origine di questa danza, non è poi del
tutto errato ipotizzare che questa affondi le sue radici nelle
funzioni di origine religiosa e focalizzi in se il simbolismo
della fertilità legato prevalentemente alla figura femminile.
Nel libro Il Corpo SvelatoKassim Bayatly,
ipotizza anche, nelle possibili variabili geografiche, oltre
che storico-culturali da attribuire alle origini della danza,
ai riti della fertilità in uso nellantica Mesopotamia,
praticati nel culto di Ishtar, dea dellamore e della
fertilità. Questa Divinità femminile, identificata
anche con la dea Inanna era originariamente, considerata
come dea della guerra e della natura ed ha un ruolo di rilievo
nella mitologia caldeo-assira. Alcune raffigurazioni che la ritraggono
mostrano questa divinità munita di arco e faretra ritta
su due leoni. Più tardivamente invece, nella religione
semitico babilonese, fu identificata anche come dea dell'amore
e della sensualità e rappresenta la vitalità e
la fecondità.
Attraverso i secoli loriginaria danza di carattere puramente
religioso si evolve, allontanandosi dal rito propiziatorio legato
alle varie divinità (Isis, Ishtar, Venere, Cerere), cambiamento
questo dovuto anche alla perdita di potere delle figure femminili,
spodestate anche, dalla rapida ascesa degli Dei.
Con la caduta delle "Dee" la danza e di conseguenza
le sacre danzatrici che veneravano nel tempio queste
divinità furono assimilate al rango di prostitute. Lantica
matrice culturale dal carattere socio-religioso venne quindi
a decadere modificando gli originari contenuti a forma di spettacolo,
mirato solamente al puro intrattenimento. Con questa modificazione
vengono anche generate delle nuove figure professionali quali
quelle di "Danzatore" o "Danzatrice" professionista.
Di queste particolari figure, provenienti sia dall'Egitto come
da molte dalle lontane terre d'oriente, esistono in epoca Romana
, tracce dei loro "ingaggi" a feste e spettacoli.
Catherine Salles, nel libro "I Bassifondi dell'Antichità"
fa riferimento alle danzatrici di Gades (attuale Cadice) come
presenze assai ricercate nello svolgimento dei rinomati "Banchetti
Romani" ed alle danzatrici provenienti dalla Lidia (Turchia)
che in epoca Greca allietavano con la danza detta "kordax"
(originaria della citata regione) le serate dei commensali. La
stessa autrice riporta anche quanto scritto da Senofonte (ca.430-354
a.C.) nel "Il Convito", dove si fa riferimento
ad un Siracusano, "impresario di spettacoli di varietà"
che guadagnando somme stupefacenti. allietava le serate degli
ateniesi con la sua compagnia composta da tre artisti: una flautista,
una danzatrice acrobatica ed un giovinetto bravo sia con la cetra
che nella danza.
Ulteriore testimonianza della presenza di danzatrici acrobatiche
è facilmente riscontrabile, oltre alle numerose raffigurazioni
murali riportate nei templi Egizi quali quello di Karnak ma anche
grazie ad uno straordinario reperto. Il piccolo ma dettagliatissimo,
Ostracon ( una sottile lastra di pietra calcarea), riporta raffigurata
una giovane donna impegnata in una posa che oggi identificheremo
con il nome di "ponte", ma che in reltà doveva
far parte di una elaborata sequenza di figure nolto verosimilmente
eseguite a ritmo di musica. Il reperto, Museo Egizio di Torino,
è provieniente dall'area di Deir El Medina ed è
databile alla 19° Dinastia (circa 1300 a.C.).
(Immagine 3)
Egyptian -19th Century - K. Craufurd
- (Immagine 4)
Altra componente che ha sicuramente contribuito alla modificazione
delle danze in uso nell'Antico Egitto è da attribuire
alle alternanze culturali che hanno trasformato, arricchito ed
ampliato l'eredità popolare. Così dopo le dominazioni
e le influenze di Nubiani, Beduini, Palestinesi, Siriani, Libanesi
e poi Greci e Romani, l'Egitto diviene parte integrante del mondo
Islamico. In questo periodo, assai florido per arte e cultura
comparvero le "quainat" o fanciulle danzatrici. che
si esibivano sia in locali di divertimento, che al servizio di
famiglie facoltose e privilegiate. Insieme alle figure già
descritte, appaiono anche figure maschili ma che contrariamente
a quelle femminili, erano molto più rare. La loro presenza
è documentata solo nel "Libro dei Canti" ad
opera dello scrittore Ibn Musa al-Nasibi morto circa nell' 860.
Per ritrovare tracce documentali della danza folcloristica
Egiziana, di cui già si era a conoscenza intorno al XVI°
secolo, si deve attendere sino alla fine del 1700, quando durante
l'invasione Napoleonica si fa riferimento alle popolazioni "Ghawazee",
danzatrici e musicisti, "nomadi", originari dell'Alto
Egitto, che hanno probabilmente rappresentato e trasmesso la
più viva tradizione popolare Egiziana nel settore della
Danza Orientale.
L'interesse Occidentale verso questa insolita e complessa
danza eseguita anche attraverso i movimenti del bacino e del
ventre si venne a sviluppare intorno ai primi dell'800 anche
e soprattutto grazie al grandissimo interesse verso la riscoperta
degli antichi splendori del Popolo dei Faraoni. Trascorso un
secolo dalle note vicende storiche che videro Napoleone Bonaparte
conquistare l'Egitto l'insolita danza fu accolta come nuova e
stravagante forma di spettacolo. La Danse du Ventre
venne di fatto ufficialmente presentata nel 1889 in Francia,
in occasione dellEsposizione Universale.
In seguito, nel 1893, suscitò grande interesse ed anche
molto scalpore in occasione dei festeggiamenti per i 400 anni
della scoperta dellAmerica al World Columbian
Expositiontenutosi nella città di Chicago nello
stato dell'Illinois. In questa occasione l'impresario americano
Sol Bloom che nella precedente Esposizione
Universale di Parigi era rimasto stupefatto dallo spettacolo
presentato da alcuni rappresentanti delle allora "Colonie
Francesi", reclutati tra Tunisia e l'Algeria, ingaggiò
l'intero gruppo di artisti, con un contratto esclusivo valido
per tutta l'America. Con questa compagnia, la cosi detta "Algerian
Village", realizzò in occasione dell'esposizione,
presso il Teatro Egiziano, uno spettacolo di ambientazione orientale
dal titolo "The Algerian Dancers of Morocco".
Tra i numerosi componenti dello show comparivano incantatori,
acrobati e naturalmente danzatrici. Proprio tra queste la vera
stella dello spettacolo fu Farida Nazar Spyropoulos (ne
Algerina ne Egiziana ma di origine Siriana) che a causa della
sua ridotta statura era soprannominata nel backstage con il nome
di "Little Egypt".
Farida Nazar Spyropoulos
"Little Egypt" (Photographer Benjamin Falk 1890's)
(Immagine 5)
Successivamente ai successi ottenuti e l'interesse sempre più
crescente per questa nuova danza, la Spyropulos, trasse a proprio
vantaggio, la popolarità ottenuta, nell'importante manifestazione
di Chicago, risultando così come la prima donna in territorio
Americano a proporre la nuova danza, la cosi detta "Danse
du Ventre" tradotta poi, forse negli stessi anni
negli Stati Uniti, con il nome che ancora oggi è in uso
e attribuito da alcuni, allo stesso impresario Bloom.:"Belly
Dance"
La vera riscoperta di questa antica
forma di "intrattenimento" avvenuta intorno ai primi
del 1900 e presentata ad un largo pubblico si devono soprattutto
all'intrapendenza e la genialità di due grandissimi interpreti
di questa arte, Badia Masabni e Mahammoud Reda.
" IL primo grande locale di musica tradizionale Egiziana,
chiamato "Casino Opera" fu realizzato a Il Cairo
nel 1926, ad opera della "madre" della danza
orientale, Badia Masabni. Questa abile danzatrice, di
origine Libanese, fu la prima a formulare ed elaborare una sequenza
coreografica nella danza, che sino ad allora era inesistente
e si basava solamente sulla libera improvvisazione delle singole
danzatrici. Sempre a lei, è da attribuire il merito di
aver anche introdotto una più elaborata ed elegante gestualità
delle braccia che in uso ancora oggi è a noi nota come
"snake arm". Fu proprio sul palcoscenico di
questo locale, vera fucina di artisti, che negli anni tra il
1930 ed il 1940 fecero la loro apparizione i grandi nomi della
danza egiziana. Si formarono infatti, sotto la supervisione della
grande Madam Badia, le future stelle della danza quali
Samia Gamal e Tahiya Carioca "
In questo stesso periodo nel settore cinematografico venne
alla luce la così detta "Commedia Musicale"
che diede luogo ad un vero e proprio filone, iniziato nel 1934
con il film "The White Rose" (El Warda el baida)
diretto dal regista Mohamed Karim e considerato uno dei grandi
pionieri del cinema Egiziano.
Negli anni fino al 1950 l'industria cinematografica Egiziana
si avvalse di personaggi in alcuni casi già famosi e provenienti
dal mondo dello spettacolo in generale, danzatrici come Samia
Gamal, Naime Akef, o Tahiya Carioca interpretarono
i ruoli più disparati, e proprio, il primo film in Egitto
interamente girato a colori vide la splendida Naime Akef come
protagonista.
Samia Gamal
(1924 - 1994)
Fotogramma del film "Ahibbak
Enta," 1949. Dal vero nome Zaynab Ibrahim Mahfuz nel 1949
fu eletta dal Re Farouk come "Danzatrice Nazionale d'Egitto"
Per ulteriori info e la biografia
di questa grande interpprete segui il Link
Abla Mohammed Karim (ma alcune fonti
riportano Badaweya Mohamed Karim Al Nirani) è stata considerata
da alcuni come la "Marilyn Monroe Araba ". Alla
data della sua scomparsa avvenuta nel 1999 vantava al suo attivo
carriera durata oltre 60 annie.
Per ulteriori info e la biografia
di questa grande interpprete segui il Link
Vero o Falso? "Salome:
The dance of seven veils",
il film Kolossal USA del 1953 interpretato da Rita Hayworth
e Stewart Granger, si ritiene sia stato, secondo varie
interpretazioni, il "promotore" della diffusione
dell' uso del velo nella danza orientale. In quanto in tale film,
l'attrice Rita Hayworth, accompagnata dalle danzatrici
professioniste, tra cui Sujata ed Asoka, "inventa"
la danza dei sette veli..
Il periodo d'oro del cinema Egiziano
compreso tra gli anni '30 e gli anni '60, rappresenta sicuramente
un patrimonio unico per gli amanti della danza e vede tra le
sue protagoniste le più grandi interpreti di questa millenaria
"arte".
Oltre oceano gli artefici di una ulteriore produzione di settore
sono anche i film del cinema Americano con i noti "Kolossal"
di stampo "Hollywoodiano".
A questo riguardo nasce anche una interessante curiosità
relativamente alluso del velo nella danza orientale.
"La vera origine della danza con il velo rimane ancora
oggi avvolta nel mistero. Anche se tracce di danze simili sono
riscontrabili in molte culture sia Mediorientali che nel bacino
del Mediterraneo. Non sembra che il velo fosse una componente
fondamentale della Danza Orientale ma piuttosto una sua variante
scenografica. L'uso e lo studio del velo è particolarmente
sentito dalle danzatrici d'oltre oceano che ne rivendicano anche
la sua introduzione, datata intorno agli anni tra il '40 ed il
'50 ad opera delle prime ballerine che si esibivano nei teatri
usando il "velo" come strumento per "riempire
la scena". Altre fonti attribuiscono l'origine di tale danza
al grande schermo, quando, grazie al film "Salome"(1953)
l'attrice Rita Hayworth "inventa" la danza dei sette
veli.
Altre fonti invece, attribuiscono lintroduzione della danza
del velo allinfluenza della coreografa russa Anna Ivanova
che negli anni 40, periodo durante il quale regnò
in Egitto il Re Farouk, fu invitata a dare lezioni di danza alle
sue figlie.
La Ivanova, fu anche insegnante della grande ballerina Samia
Gamal, ed a questa grandissima interprete insegnò
la tecnica delluso dei veli, che aveva precedentemente
elaborato ed appreso da una danza originaria del Caucaso. Samia
Gamal rese così popolare luso del velo, che divenne
un accessorio usatissimo anche dalle altre ballerine orientali.
". ( Liberamente adattato dall' articolo "Veil
dancing" *)
Nel 1956 Mahmoud Reda è
stato il fondatore della prima Compagnia di Danza Folkloristica
dell' Egitto, la leggendaria "Reda Troup".
Considerato come il "pioniere" della danza Teatrale
Egiziana, deve il suo grande successo, alla riscoperta della
tradizione folcloristica delle danze Egiziane. Nato a Il Cairo
nel 1930, Mahmoud Reda dedicatosi alla danza, successivamente
ai primati ottenuti come ginnasta (partecipazione per i colori
dell'Egitto alle olimpiadi di Helsinki, ai giochi del mediterraneo
e medaglia d'oro ai campionati Arabi nella disciplina della gnnastica
a corpo libero) studiò balletto classico sia a Parigi
che in Egitto approfondendo poi l'aspetto della danza ad indirizzo
folkloristico. E' anche stato protagonista ed autore di numerosi
spettacoli televisivi sia come danzatore che come coreografo
raggiungendo anche il grande schermo con la realizzazione di
diversi film. Il successo della "Reda Troup", che ha
calcato le scene dei più prestigiosi teatri del mondo,
ha consacrato Mahamoud Reda come "maestro" indiscusso
di questa raffinata arte e vede molti dei più famosi rappresentanti
contemporanei della Raqs Sharqi presenti in tutto il mondo, essere
stati suoi allievi.
Mahamoud Reda
Intervista di Morocco al maestro
Reda sul sito Gilded Serpent segui il Link
(Immagine 10)
La Danza Orientale, o Raqs Sharqi si presenta oggi, dopo secoli
di evoluzione come una danza assai raffinata, sia per tecnica
che gestualità. Tale arte è caratterizzata dalla
movenza sinuosa di fianchi e addome, dolcemente accompagnata
dalla sensuale espressività di tutto il corpo. Tale evoluzione,
deriva dalla più popolare e spontanea, ma meno raffinata
danza chiamata Raqs Baladi.
Per concludere questa breve trattazione sulla Danza Orientale
vale la pena di elencare alcuni stili presenti nella danza egiziana.
I differenti stili in genere, traggono le loro origini sia dal
folklore popolare che dalla naturale evoluzione degli usi e costumi.
Sha'abi
- E' forse la danza folcloristica più antica che si conosca.
In uso presso le comunità più povere ha quasi sicuramente
origini legate all'ambito rurale. La danza è composta
da una serie di passi base come quelli presenti nello stile "Saaidi"
originario dell'Alto Egitto e le comunità di Gitani "Ghawazee".
L' abbigliamento di questo stile è semplice come la cultura
da cui proviene. Il costume tradizionale, la "galabeya",
è arricchito da una fascia, annodata sui fianchi e adornata
da medaglie e pendenti. Completano l' abbigliamento le variopinte
fasce che adornano il capo.
Baladi- Tradizionalmente indicata come "la danza del popolo"
presenta nella sua esecuzione una serie di passi molto più
complessi rispetto allo stile precedente ma meno raffinati ed
eleganti dello stile sharqi. Anche per questo stile, l'abito
utilizzato è la "galabeya", che corredata da
spacchi laterali, generalmente non più alti dell'altezza
del ginocchio, lasciano intravedere le gambe. L'abito in questione
, a differenza del caso precedente è concepito per essere
molto più appariscente, e si modella sulla figura femminile
risaltando le naturali forme anatomiche.Una fascia posta sui
fianchi arricchita da pendenti e medaglie, i variopinti veli
e le fasce disposte ad ornamento del capo completano questo abbigliamento.
Sharqi- E' considerato come lo stile Egiziano "classico".
Raffinato, espressivo e sensuale, racchiude in se l'evoluzione
degli stili precedentemente illustrati. La morbida gestualità
di mani e braccia, l'espressività del volto, la ritmica
sinuosa dei movimenti del busto e del bacino accompagniati da
una serie complessa ed elegante di passi, rendono questo stile
il più espressivo e travolgente. Elegante come lo stile
che rappresenta, il costume da indossare è assai raffinato.
Compare la gonna, morbida ed ampia, dalla forma classica o realizzata
da una serie di pannelli separati. Immancabile è anche
la fascia, riccamente decorata e stretta sui fianchi. Il busto
che lascia scoperto l' addome si veste di un corto, aderente
corpetto, a volte decorato o semplicemente ricamato. I veli,
presenti solo in alcuni casi, mossi dalla sensuale gestualità
delle braccia, compiono ampie "onde" colorate intorno
al corpo di chi danza e si fondono insieme al resto del corpo
come in un unico continuo movimento.
Cabaret
- L' immagine della "danza del ventre" è molto
spesso associata a questo stile in quanto è la forma di
rappresentazione più conosciuta dal grande pubblico. Artefice
di tale diffusione è stato anche il grande schermo che
con una serie epica di film "storici" ha identificato
l' immagine della "danzatrice classica" con lo sfarzo
e l' apparenza che solo il cinema sa fare.Tra le e maggiori seguaci
di tale stile ci sono le danzatrici d' oltre oceano che con una
grandissima capacità artistica sono riuscite a miscelare
stili e passi di altre etnie rendendo elaborato e complesso lo
sviluppo di questa danza. L' abbigliamento in uso per questo
stile non poteva altro che essere sfarzoso e sfavillante come
il mondo da cui proviene, appaiono così reggiseni splendidamente
decorati, ricchi di frange scintillanti arricchiti con gemme
e pendenti.Compare anche la cintura che posta sui fianchi sostituisce
la tradizionale fascia decorata. Questo accessorio, è
quasi sempre coordinato con il reggiseno, presentando gli stessi
decori ed ornamenti. La gonna, intera o realizzata a due o più
pannelli, lascia molto spesso le gambe scoperte. La presenza
di uno o più veli, generalmente semicircolari, arricchisce
ulteriormente l' abbigliamento delle danzatrici di questo stile.
Esistono ovviamente oltre a quelli Egiziani altri stili di
danza, che pur simili tra loro si differenziano da quelli già
citati. Per una descrizione sugli altri stili. Di seguito è
riportato un interessante link sui vari stili di danza sia in
Egitto che nell'area del Medio Oriente e Nord Africa. Vai al
Link estreno
Nota: Il presente articolo già apparso
sul sito "Raqs Sharqi by Asrar"(2002-2009) redatto
dallo stesso autore é stato ampliato e modificato rispetto
al precedente in data 21 giugno 2009 -
RIFERIMENTI, BLIOGRAFIA E RISORSE
WEB
- Kassim Bayatly,Il
Corpo Svelato, collana Abadir - collana di culture dell'Africa
e del Medio Oriente ed. Ananke, Torino, 1996
- Wendy Buonaventura,Il serpente
e la sfinge , Lyra libri, Como,1986
- Enciclopedia Europea Garzanti, Prima
Edizione 1980
- Djamila Henni-Chebra, La danza nel mondo arabo : L'eredità
delle almee, Titolo originale dell'opera: "Les danses
dans le monde arabe, ou L'héritage des almées",
Torino, L'hamattan Italia, 2000
- Christian Jacq, Il segreto
dei geroglifici,Edizioni Piemme Poket,1999, Titolo originale
delloperaLe petit Champollion illustré
- La musica dellIslam,
di Henry George Farmer capitolo XI, pag. 473 in -"Storia
della Musica - The New Oxford History of Music - Musica
Antica e Orientale vol. I, Feltrinelli, 1980
- Catherine Salles,"I Bassifondi
dell'Antichità", titolo originale Les bas-fond
de lantiquitè, CDE spa, Milano, 1983
- "Storia della Musica - The New Oxford
History of Music - Musica Antica e Orientale vol.I, Feltrinelli,
1980, pagg. 473-474
Inoltre non riportate in elenco, ci sono
fonti dirette evidenziate nel testo a cui si accede alla pagina
o all'oggetto in riferimento
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